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Trento
19 gennaio | 16:50

Sfratto del Centro Sociale Bruno, l'appello: "E' possibile trovare una soluzione. L’impoverimento culturale e politico sarebbe dell’intera società trentina"

A farlo, come già avvenuto negli scorsi anni, sono rappresentanti del mondo culturale, artistico e sociale del Trentino riproponendo una lettera con la quale si sottolinea come il Centro sociale Bruno “interpreta un modello di associazionismo culturale diverso e un modo differente di rapportarsi con l’ente pubblico, ovvero capace di sottrarsi alle costrittive logiche del contributo”

TRENTO. “Nel caso di chiusura del Bruno, la perdita, l’impoverimento culturale e politico, sarebbe dell’intera società trentina, non solo e non tanto di una sua parte”. Queste le parole contenute in un appello che è stato lanciato in queste ore contro lo sfratto del Centro Sociale Bruno

 

A farlo, come già avvenuto negli scorsi anni, sono rappresentanti del mondo culturale, artistico e sociale del Trentino riproponendo una lettera del 2019 con la quale si sottolinea come il Centro sociale Bruno “interpreti un modello di associazionismo culturale diverso e un modo differente di rapportarsi con l’ente pubblico, ovvero capace di sottrarsi alle costrittive logiche del contributo”.

 

A sottoscrivere l'appello sono Quinto Antonelli, Francesco Filippi, Domenica Primerano,  Maria Vittoria Barrella, Walter Nicoletti, Alberto Tomasi, Fabrizio Rasera, Camillo Zadra e Michele Toccoli

 

Per la terza volta in 5 anni si minaccia di sfratto il Centro Sociale Bruno e per la terza volta in cinque anni torniamo a ripetere che è possibile trovare una soluzione” scrivono i promotori dell'appello. “Ci risulta incomprensibile sia la fretta di Patrimonio del Trentino, sia il riferimento al pagamento dell’Imis, tema mai sollevato negli anni passati a fronte dei due passati nostri tentativi pubblici di proporre una soluzione concreta. I problemi politici dovrebbero essere affrontati come tali e non ridotti a questioni amministrative e di ordine pubblico”.

 

I promotori spiegano poi di voler riproporre la lettera aperta che era stata presentata nel dicembre 2022 con una possibile proposta, ribadendo, spiega “quella che per noi rimane la strada migliore per tutte le parti in causa, volta a trovare una mediazione e a sciogliere le tensioni riportando tutta la vicenda in un quadro che consenta la soluzione migliore”.

 

La strada proposta, per “ricomporre il conflitto”, è quella di un confronto tra il sindaco Ianeselli, Patrimonio del Trentino e il presidente Fugatti che “potrebbe portare ad una permuta gratuita di proprietà (come avvenuto con altri stabili della città) o a qualche altro accordo che permetta la sopravvivenza di un Centro, indispensabile antidoto alla disgregazione sociale così preoccupante anche in Trentino” viene spiegato.  

 

LA PRECEDENTE LETTERA
In seguito al dibattito avvenuto in Consiglio Provinciale alla fine del mese scorso ci siamo domandati se dobbiamo davvero aspettarci lo sgombero forzato dello stabile? Vedremo le forze dell’ordine abbattere porte e finestre per scacciare coloro che si insiste a chiamare abusivi? E tutto ciò in una città civile come Trento?
Quattro anni fa, nel 2019  (Oggi cinque anni fa ndr), quando per la prima volta venne intimato lo sfratto scrivevamo [1] con apprensione che ciò avrebbe provocato la chiusura di uno dei pochi luoghi di aggregazione giovanile esistenti in provincia. 
Possiamo di nuovo sottoscrivere quelle righe:
“Il Centro sociale è diventato in questi anni un luogo di cultura e socialità, con la presentazione di libri (non solo di politica, ma anche di economia, storia, letteratura), spettacoli teatrali, dibattiti, approfondimenti teorici (nell’assenza di “scuole di partito”). Gli spazi sono stati utilizzati per l’integrazione dei rifugiati con i corsi di italiano, per l’accoglienza di persone senza tetto, per ospitare altre associazioni come i gruppi d'acquisto solidale e popolare. 
Il fatto che il Centro sociale Bruno faccia riferimento ad una concezione del mondo che, sbrigativamente, chiamiamo di sinistra non può e non deve essere di ostacolo per una amministrazione di diverso colore politico. La vita democratica, per sua stessa natura, prevede una moltiplicazione delle testimonianze (e delle militanze) politiche e ideologiche, una disseminazione di luoghi di socializzazione, mai, in nessun caso, una sottrazione. Tanto che nel caso di chiusura del Bruno, la perdita, l’impoverimento culturale e politico, sarebbe dell’intera società trentina, non solo e non tanto di una sua parte.
Pensiamo inoltre che il Centro sociale Bruno interpreti un modello di associazionismo culturale diverso e un modo differente di rapportarsi con l’ente pubblico, ovvero capace di sottrarsi alle costrittive logiche del contributo”. 
Scrivevamo inoltre, a proposito di “abusivi” che l'edificio che oggi ospita il Bruno era stato fino al 2013 uno spazio abbandonato e cadente: dato in comodato d'uso all'associazione Commons, è stato recuperato con il lavoro volontario dei soci. Da questo punto di vista era ed è dunque un esempio virtuoso di come si possa rigenerare il patrimonio urbano inutilizzato e a rischio di degrado per promuovere la partecipazione giovanile (ma non solo).
Nel 2019 lo sfratto era legato ad un piano di riqualificazione dell’intera zona rimasto sospeso. Nel 2022 lo sgombero forzato si profilava come una prova di forza priva di pratica utilità (stando alle stesse dichiarazioni del vicepresidente Tonina).
Ci chiediamo se non ci sia un modo più costruttivo, più civile, più maturo, per ricomporre il conflitto. Un confronto tra il sindaco Ianeselli, Patrimonio del Trentino e il presidente Fugatti, ad esempio, potrebbe portare ad una permuta gratuita di proprietà (come avvenuto con altri stabili della città) o a qualche altro accordo che permetta la sopravvivenza di un Centro, indispensabile antidoto alla disgregazione sociale così preoccupante anche in Trentino.

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